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Pubblichiamo in questa pagina alcune delle mail che arrivano all'indirizzo pdfiumeveneto@gmail.com .
Provocazioni, riflessioni e proposte che alcuni cittadini vicini (o meno) all'area di centrosinistra vogliono condividere con coloro che si informano anche attraverso internet e il nostro blog.
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sulla storia dei forconi e del campanile di Pescincanna, 23/01/2014

Ecco l’antipolitica!
Definirla “antipolitica” non ha senso. Sarebbe meglio definirlo “un movimento antipolitici” quello dei, famigerati per alcuni o salvifici per altri, FORCONI, poi evolutisi anche per la necessità di non violare eventuali copyright, nella attuale e complessa realtà “9 DICEMBRE”.

Si sono spese pagine di riflessioni, analisi, critiche e difese. Si sono mobilitati politici, politologi, filosofi, analisti e –ahimè- forze dell’ordine e tribunali.

Il più delle volte nei presidi e nei cortei si vedono sventolare solo bandiere tricolore, ma ai margini approfittano dell’inedito palcoscenico mediatico certe frange nostalgiche dei bei tempi che furono (quando c’era Lui… e i treni partivano in orario), qualche tatuaggio celtico, qualche testa rasata con bomber e occhiali scuri… (sarà forse il servizio d’ordine?)

La protesta contro lo Stato Strozzino, contro la maledettamente efficiente Equitalia, contro il magna-magna dei politici romani (forse quelli locali sono meno affamati?). Poi c’è il disprezzo per politica, dal ’48 ad oggi, che porta alcuni cittadini esasperati a bloccare le strade, a far chiudere serrande di negozi, a salire su torri e campanili, ad invocare…

Ad invocare santi, poeti e navigatori che hanno fatto grande l’Italia del Rinascimento? A chiedere che ritornino per salvare l’ex-Belpaese dall’ingordigia di chi dovrebbe governare ed invece pensa solo alla propria famiglia (sì perché il politico è generoso fino almeno al secondo grado di parentela, anche se è in condizione di “coppia di fatto”)?

La parola più abusata: disperazione.
Nel suo nome si bloccano gli operai e gli impiegati come me (che magari hanno appena trovato lavoro, dopo essermi “goduto” sia la cassa integrazione che il fallimento della mia azienda) al grido di un frainteso “mal comune mezzo gaudio”.
E allora fermiamoci, chiudiamo il negozio, arriviamo in ritardo, blocchiamo le consegne… che -primo- non si sa mai cosa mi possono fare all’auto/camion/negozio (già successo) e -secondo- ci sono passato anche io per questa situazione e loro fondamentalmente hanno ragione: la politica è una merda!

L’antipolitica fa politica
Quello che proprio non mi convince è come si possa arrivare a trovare delle soluzioni ai giusti problemi di queste persone disperate, senza entrare in qualche modo a contatto con la politica reale, quella fatta dagli odiatissimi politiciromani.
Non capisco come faranno i nostri disperati “eroi” a portare a casa un risultato, senza prima sedersi attorno ad un tavolo e contrattare le loro richieste, con le stesse persone che vorrebbero mettere subito alla gogna.

Allora si pone il problema di CHI far sedere al tavolo? Un portavoce, un leader, un ambasciatore? Ed individuato come? Con delle votazioni, per acclamazione di colui che l’ha fatta/sparata più grossa? O il più disperato, quello che ha fatto più giorni di sciopero della fame?
E questo ambasciatore che-porta-le-pene dei suoi, come farà ad operare all’interno di un movimento che non vuole organizzarsi assolutamente su basi minime democratiche (un regolamento, degli obiettivi minimi e massimi, dei tempi, dei nomi,…)?

Invece -dall’altra parte- quei poveri “disgraziati” che invece la politica la fanno per davvero… con quello stile demodè del confronto: hanno sbagliato tutto?

Ora va di moda il confronto forzato: per parlare con un consigliere regionale (di meno non è accettato perché non conta nulla) non vale più la regola di prendere educatamente un appuntamento. Come non basta più fare un comunicato stampa… perchè è inutile, perché puzza di vecchia politica.
E’ molto più efficace montare su una torre e chiamare a domicilio il suddetto consigliere (di maggioranza o minoranza va bene comunque) per poi chiedergli di andarsene e provvedere subito o al massimo nel giro di qualche giorno alla risoluzione di 20anni di problemi.

E io che credo nella democrazia?
Devo rinunciarvi perché è più facile fare casino che argomentare le mie ragioni, articolare dei pensieri, prendere appuntamento da un amministratore, dialogare, pensare, rinunciare o difendere le mie idee?
Vabbè… se questa è la nuova via, domani mattina mi vedrete disteso sul bancone del bar con il mio bel forcone, e impedirò a tutti di prendere cornetti e cappuccino, e pretenderò la cacciata del barista perché il caffè non mi piace!
Perché? … perché dice la ggente che i bar, come i partiti, sono tutti uguali e pensano solo a guadagnare e nessuno sa fare un buon caffé!


Parlare alla pancia della gente (e dalla pancia si può solo scendere)
Populistica è azzeccato come aggettivo descrittivo della modalità?
Il mio collega sessantenne simpatizzante leghista, ad un passo dalla pensione (per sua fortuna ottima), è pienamente d’accordo con i discendenti veneti dei forconi siciliani: bruci Roma con tutti i suoi politici!
Ecco un segno positivo Leghisti e Siciliani sono in accordo sulla fine da far fare a Montecitorio.
Il problema però arriva quando ci si deve esprimere sulle soluzioni per sanare la crisi in cui versa l’Italia malata: ognuno ha la sua, l’acqua tendenzialmente dovrebbe arrivare prima al proprio mulino e le tasse le si dovrebbe far pagare agli “altri”, quelli che non le hanno mai pagate!
E’ buffo sentirlo dire magari da un lavoratore autonomo, che ha surfato per anni sulle onde del Mar Nero, e che ora si sorprende perché GdF ed Equitalia hanno cominciato a lavorare meglio.
E io, povero dipendente, doppiamente coglione perché prendo molto meno dei miei colleghi europei (ma molto di più dei ristoratori o dei gioiellieri italiani) e non posso neanche evadere un pochino perché le tasse me le “rubano” direttamente dalla busta paga?
Perché devo condividere la mia tristezza con chi si è costruito casa con il nero dei mitici anni ottanta, mentre io pago il mutuo per i prossimi vent’anni? … questa storia me la ha già raccontata Esopo e parlava della cicala e della formica.

Speranza fa rima con Impegno
È una rima imperfetta, diciamo ideale.
In queste settimane sono stati scomodati tutti, madonne e santi compresi, per cercare soluzioni spesso estemporanee e dedicate ai pochi presenti sulle barricate. Non lo condivido. Se questa fosse una protesta di popolo, le soluzioni devono essere per tutti! Non si può fare politica seria con le barricate e i blocchi.

Purtroppo (e per fortuna) non basterà questo fuoco di paglia invernale a cambiare l’Italia e gli italiani, che continueranno ad essere un popolo di santi, poeti e navigatori (nella visione benevola) o bigotti, viveurs ed emigranti (nella visione malevola).
Non cambierà la politica romana, non cambierà il nostro falso capitalismo, non cambierà il nostro sindacalismo-dei-diritti-acquisiti.

Auguri (in ritardo) e buoni propositi
A quelli che stanno sul campanile auguro di trovare –oltre ai wharoliani 15 minuti di fama- almeno qualche soluzione ai loro problemi personali.
Ai politici che andranno in visita, auguro che non sia un’inutile e comoda passerella mediatica, ma che sappiano ascoltare e trovare soluzioni concrete per il prossimo futuro e non solo.
A coloro che stanno sotto al campanile auguro di ascoltare meno il loro ventre, ma riflettere bene e capire bene quale sia il proprio impegno per il bene del Paese e della comunità in cui vive.
                 Haifa Stidi

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LA RISPOSTA (mauro)

Ho fatto visita ieri ai frequentatori di campanili nostrani.
Mi ha colpito la pacatezza delle argomentazioni (e pure la povertà…).
Non una parola di fastidio nei confronti miei o del partito che rappresentavo.
Le parole più ricorrenti erano contro il sistema marcio e contro la cattiva politica. Non contro tutta la politica.
Toni tutt’altro che esasperati.
Attesa di qualcuno che prestasse ascolto alle loro richieste o, meglio, alla loro presenza.
Attesa che la gente ed i politici locali venissero a capire.

Presenza evidente di un approccio solidale da parte della Chiesa.
Il parroco mi ha spiegato come è andata e mi ha riferito che il vescovo è d’accordo.
Se pensiamo a quanto abbiamo visto nei partiti che conosciamo e/o che ci sono affini, non possiamo stupirci
che vi siano persone che non ci credono più.
Se pensiamo ai lavoratori che non hanno il lavoro, ai liberi professionisti che fanno la fame (ne conosco parecchi), ai piccoli imprenditori che proprio non ce la fanno più (ne conosco parecchi), a tutte le tasse, i balzelli e gli adempimenti demenziali ai quali dobbiamo sottostare,…
Se pensiamo che le tutele non valgono per tutti, che gli sprechi sono tutt’altro che finiti, che i privilegi sono ancora presenti e ben evidenti, se vediamo quanto persino i singoli parlamentari e consiglieri regionali siano del tutto irrilevanti rispetto ad un apparato burocratico fortissimo ed assolutamente combattivo nel difendere il proprio potere (che è quello vero – altrochè quello legislativo, esecutivo e giudiziario), non possiamo stupirci dell’esasperazione diffusa e non possiamo nemmeno permetterci di avere un approccio “acido”.

Il nostro compito è affermare con forza che crediamo alla politica, che la politica è necessaria, che la buona politica ci salverà.

Mi importa poco da dove vengano queste persone.
Mi interessa capire quanta parte degli italiani rappresentino ed in che misura possano essere la punta di un iceberg che prima o poi speronerà la nostra nave, governata malissimo.

Di sicuro non mi sento di sbeffeggiarli o trattarli con supponenza. Forse sono troppo rispettoso. Forse son pure un po’ credulone.

Forse sono un inguaribile buonista ed invecchiando divento sempre più sentimentale, ma cerco sempre -dico sempre- le ragioni degli altri. E cerco sempre di prenderli sul serio.
Forse perché dubito sempre delle mie ragioni.

Sarà l’età…